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BITE
Biometric Information Technology Ethics
Sono trascorsi più di 100 anni da quando per la prima volta ci si avvalse di una nuova tecnica di rilevazione per l’identificazione della persona. Questa tecnica rivoluzionò il modo di investigare che fino ad allora era stato utilizzato a tale scopo e si pose come un ponte verso gli odierni sistemi biometrici di rilevazione, in grado di assicurare una precisione pressoché assoluta.
Dalle tradizionali macchie d’inchiostro quindi, si è passati alla biometria, ovvero a sistemi computerizzati e software concepiti per ricostruire dalla piccola impronta a un corpo intero per associarlo a un’identità fisica ben definita.
Queste tecnologie biometriche nate per soddisfare scopi prevalentemente militari perlopiù finalizzati al controllo dell’accesso fisico del personale a luoghi protetti, hanno manifestato notevoli potenzialità nell’autentificazione degli individui stimolando un interesse che ha travalicato l’ambito esclusivamente investigativo e preventivo.
Anche i recenti attacchi terroristici amplificando il bisogno di sicurezza, hanno posto in primo piano la necessità di sviluppare modalità di individuazione che ponessero al riparo da possibili errori. La sicurezza di aeroporti, ministeri, ambasciate e altre strutture pubbliche continua a essere considerata a rischio e ciò ha contribuito a puntare i riflettori sulla biometria.
Attualmente essa rappresenta uno dei campi applicativi dell’ICT più promettenti in termini di utilizzo e di prospettive di impiego.
E’ infatti ormai consolidata l’attenzione che anche le organizzazioni private rivolgono verso questi sistemi considerati di fatto i più sicuri in termini di protezione dati e di garanzia nel riscontro tra chi accedendo a risorse sensibili o semplicemente riservate, sia effettivamente chi dichiara di essere.
“Questo intreccio tra biologia, elettronica e genetica che trasforma il corpo in una password non alterabile né riproducibile” è però oggetto di un grande dibattito proprio per queste sue caratteristiche.
Può rappresentare un pericolo per la privacy? La preoccupazione nasce in relazione alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui. L’identificazione certa attraverso elementi biometrici unici potrebbe sviluppare la formazione di banche dati per applicazioni correnti, che potrebbero essere reimpiegati da parte di terzi a scopo di confronto e ricerca per fini propri. L’aspetto problematico è rappresentato dal fatto che, questa raccolta e questo trattamento di dati, anche di natura riservata, possono essere effettuati all’insaputa della persona interessata con conseguenze facilmente immaginabili.
C’è contrapposizione, dunque, tra le tecnologie digitali e la privacy? Le risposte sono contrastanti, è certo che ci è data un’opportunità, ossia, quella di cercare di sfruttare al meglio la tecnologia in sinergia con la biometria. Creare un legame più forte fra documento e titolare, abbassare il rischio di contraffazione, incrementare la sicurezza senza ripercussioni sugli spostamenti legittimi di persone o merci fra Paesi e assicurare l’interoperabilità con gli altri documenti nazionali e internazionali è certamente fattore di maggior tutela. Salvaguardare il rapporto e l’equilibrio tra queste tecnologie digitali e la privacy rappresenta una sfida di qualità della democrazia.